Rasiglia e le Fonti del Clitunno – Crumbs of Life

Rasiglia e le Fonti del Clitunno

Rasiglia e le Fonti del Clitunno

Sapete già della nostra iniziativa nel far visitare più possibile la nostra Umbria  alle #pettegoleadorate.

Non potendoci muovere con molto facilità, appena abbiamo l’occasione di ritagliarci una giornata o qualche ora, la spendiamo alla scoperta delle bellezze della nostra regione.

Così a Ferragosto ed il sabato seguente, siamo stati in giro sia con amici che per conto nostro, rispettivamente a Rasiglia e alle Fonti del Clitunno.

Inutile dirvi che abbiamo passato due giornate entusiasmanti.

L’aria fresca, la bellezze della natura, gli animali, l’emozione di scoprire dei luoghi nuovi,  tutte cose che meritano di essere raccontate.

Iniziamo con

RASIGLIA

Dopo diverso tempo che non ci vedevamo con i nostri amici, abbiamo preso l’iniziativa per pranzare insieme e avventurarci verso la frazione montana del comune di Foligno.

Rasiglia è un borgo medievale umbro, noto anche come “borgo dei ruscelli” o “piccola Venezia”, a motivo dei corsi d’acqua zampillante che attraverso il piccolo centro della frazione.

Nella prima metà del Seicento Rasiglia si afferma per le attività artigianali. La presenza dell’acqua, proveniente dal fiume Menotre, che dà il nome alla vallata circostante, ha favorito la costruzione dei mulini.

Se fino agli anni ’80 questo piccolo centro era molto operoso, con la chiusura delle attività industriali gran parte degli abitanti si è spostata a Foligno.

A seguito del terremoto del 1997, che ricordo molto bene, la popolazione ha vissuto prima all’interno dei container, poi presso il “villaggio delle sorgenti” costituito da fabbricati in legno e ubicato esternamente al nucleo urbano.

Oggi il paese ha ripreso vita ed è visitatissimo.

Sembra un luogo incantato, rimasto bloccato in una dimensione temporale lontana.

Caprette e asinelli si affacciano dai dirupi e casette piccole e addossate testimoniano di realtà tranquille, isolate dalla frenesia della città.

Il tempo alternava nuvole a pioggerella e così abbiamo immerso più volte i piedi nel fango, rendendo molto più spassosa la giornata ai bambini.

Per fortuna porto dietro sempre il cambio… 🙂

Viaggiare e visitare i luoghi con gli amici dà un valore aggiunto all’esperienza, la riempie di numerosi attimi memorabili che poi tornano ad essere raccontati, con frequenza nel tempo, nelle occasioni più diverse.

 

 

 

FONTI DEL CLITUNNO

Il sabato è il giorno in cui cerchiamo, nonostante il lavoro e le numerose faccende, di ritagliarci del tempo per noi, soprattutto finché il tempo è così bello!

E così siamo andati a visitare le bellissime Fonti del Clitunno. Alla stessa età di Matilde i miei genitori ci portarono me ed è un posto che consiglio a chiunque ama il verde, apprezza i suoni della natura e ha la capacità di godersi attimi semplici ma che rimangono impressi nella mente.

Cigni, anatre, salici piangenti, acque cristalline, alberi dalle cime alte e rigogliose… un piccolo spazio in cui la natura ha voluto mettere in luce, in maniera vanitosa, parte della sua bellezza.

Nel giugno del 1876 anche Giosuè Carducci, allora ispettore al liceo di Spoleto, volle visitare le fonti del Clitumno, a mezz’ora circa di carrozza dalla città.

Arrivato alle Fonti pensò e scrisse l’ode che risale tra il 2 luglio e il 21 ottobre di quell’anno.

Tra le odi barbare questa è giudicata « la più alta, la più solenne, la più classica » (Mazzoni e Picciola); si può dire che è la più carducciana, poiché vi sono adunati « tutti i varii motivi e le varie forme della poesia del Carducci: la vita agricola, la grandezza di Roma, l’odio all’ascetismo, la risorta Italia, il ricordo storico e la visione diretta » (Croce). « Forse in nessun’altra poesia del Carducci come nell’ode Alle fonti del Clitumno risplende così evidente quella fedeltà alla tradizione classica più alta e più pura, quella spiccata attitudine a rammodernare, anzi a proseguire di spiriti attuali il pensiero antico, quella insita e intima simpatia con quanto di bello e di grande ci trasmise il passato, che, non s’imputino a difetto di facoltà creativa, ormai per consenso di tutti s’ammirano nella migliore e maggior parte dell’opera del Carducci come una delle più ricche sorgenti d’ispirazione ». (A. Gandiglio).

Pensare che Carducci era seduto, come me sabato, ad osservare tanta bellezza mi ha emozionata. Abbiamo letto i suoi versi mentre il cielo purtroppo cominciava a diventare grigio.

Nonostante la mancanza della luce il luogo non perdeva di fascino, i colori della fonte continuavano a brillare.

Vi consiglio vivamente di farci un salto, se avete modo di venire in Umbria o siete nei pressi, ritagliatevi qualche ora di bellezza e serenità.

L’ingresso costa 3 euro e i bambini non pagano. Inoltre è possibile acquistare un sacchetto di granturco per cibare gli animali. Matilde era al settimo cielo.

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